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“Colpaccio della Little Cloud Records di Portland, Oregon che si aggiudica (diciamo così) la pubblicazione di questo LP dei Firefriend, band di San Paolo, Brasile e definita nelle stesse note di accompagnamento al disco come “una delle città più grandi, sporche e violente del mondo”. Diciamo che più o meno è la stessa definizione che darei alla città dove sono nato e dove sono cresciuto e dove vivo attualmente e chi lo sa se non sia anche questa cosa che mi avvicini in qualche modo ai contenuti della musica e dei testi della band composta da Yury Hermuche, Julia Grassetti e il batterista C. Amaral e che di conseguenza mi abbia portato ad amare incodizionatamente questo disco.

Autoproclamatisi una vera e propria “bestia a tre teste” il loro disco, “Sulfur”, è uscito il 6 aprile ed è sicuramente per quanto mi riguarda una delle novità nel genere neo-psichedelico più convincenti e anche tra quelle più accattivanti e che potrebbero richiamare una certa attenzione. I contenuti concettuali del disco sono calati dentro la realtà quotidiana che li circonda, una dimensione difficile e rappresentata in bilico tra sfumature noir e letteratura hard-boiled e che appare essere come densa e assorbire allo stesso tempo tutto quello che ci sta dentro. Una realtà oscena e dalla quale questa musica garage psichedelico (“Afterhours”) si dipinge inevitabilmente di trame oscure e ricche di sfumature (“Cosmic Background Radiation”) oppure taglianti come lame di un rasoio (“Solipsism”…), prima di calare in maniera ipnotica l’ascoltatore in uno stato estatico tra quadri drone tridimensionali (“Pacific Trash Vortex”), yelling noise di derivazione Yoko Ono (“Sulfur”) e onde sonore Spacemen 3 (“Cosmic Background Radiation”), allentando così quella tensione e quello stato di violenza richiamato, mutandolo in uno stato di opposizione e allo stesso tempo acquiescenza, autoconsapevolezza e perdita del controllo: una esperienza amniotica di orgasmo collettivo universale (vedasi la copertina del disco) che è alla fine la più grande rivoluzione possibile”

— Emiliano D’Aniello, WE CONTROL THE JAMS/ITALIA
APRIL 2018






São Paolo’s Firefriend are back with a new LP, Sulfur, set for release on Portland based label Little Cloud Records on 6th April 2018. Previous EP, The Black Hole was a three song 21-minute offering which thrust the band back into popular consciousness. Firefriend don’t rush to the pop hook or stall itself in the crunchy riffs, it glides above everything else in its own orbit, echoing the best parts of psychedelic, shoegaze, and noise by taking it all into strange new fields of bliss.

The seven-track offering opens with ‘Afterhours’ with its distorted guitar giving way into fuzz laden riffs and disjointed drum rhythms with hints at primal rock influences coming up for air every now and again. This gives way to ‘Pacific Trash Vortex’, which takes its predecessors experimental elements and pushes them further, creating intoxicating mixtures of sounds that probably shouldn’t go together, yet somehow, they do and Firefriend make it work to their advantage. Title track ‘Sulfur’ channels space rock vibes with its heady mixture of dystopian electronic noise, ethereal vocals and warped guitars It builds in oscillating layers that grab attention with ever rotation.

‘Hello from the Children of Planet Earth’ introduces itself conveniently enough and then wastes no time in packing a punch, with its shoegaze influences gleaming through from the offset yet moves progressively into more psychedelic vibes as it continues, with lashings of reverb and delay. ‘Cosmic Background Radition’ takes its time developing its own sound, almost teasingly, but when its gets there, its worth it. Some may give up on it before it does, I urge you not too. ‘Solipsism’ is unaltered psychedelia, with a krautrock backdrop, the vocals are mesmerising and the way they play against the music is really quite something to behold. Concluding ‘Vintage Puzzle’ seamlessly blends sound bites, shoegaze hazy vocals, futuristic electronic noise and catchy guitar riffs. The puzzle here is unpacking the sounds and processing them.

Despite this being their ninth release, Firefriend remain relatively unknown, something tells me that Sulfur, with its provocative cover art is set to change that.

— Le Crowley, BACKSEAT MAFIA, UK
APRIL 2018







Grenzen waren Firefriend schon immer egal. So auch auf dem neuen Album, das Noise, Psych und Space Rock gleichermaßen behandelt.

Seit dem ersten Release von Firefriend sind auch schon wieder zwölf Jahre vergangenen. Seitdem gab es stolze acht Veröffentlichungen, die insgesamt mit Psych überschrieben werden können, aber doch unterschiedlich klingen. Gerne liefern sie straight ab, ergötzen sich aber auch an Experimenten, wie etwa zuletzt auf der „Black Hole“-EP.

Nun liegt der neunte Release vor. „Sulfur“ erscheint über Little Cloud Records und zeigt die Band aus São Paulo von verschiedenen Seiten. Firefriend sind hier sehr spacig unterwegs, driften ab, schrecken aber auch nicht vor unangenehmen Geräuschansammlungen zurück.

Straighte Rock-Parts werden durch Jams unterbrochen. Gerne lassen sich die Brasilianer Zeit, bis ein Track zur Entfaltung kommt. Eine Platte, die stets im Fluss ist. Und vermutlich ihre bisher stärkste Platte, denn alles funktioniert.

„Afterhours“ bietet als Einstieg noch herkömmlichen und sehr fetten Psych Rock mit ordentlich Reverb. Hier erinnern sie stellenweise etwas an die Wooden Shjips, wenn auch das Repetitive fehlt. Dann wird die Stimmung düsterer, der Sound unbequemer. „Pacific Trash Vortex“ und der Titeltrack schieben sich unangenehm hinein, fiepsen, wollen aufwühlen.

Ab „Hello From The Children Of Planet Earth“ verschwindet das bedrückende Gefühl und wir biegen in Richtung driftenden Space Rock ab. „Cosmic Background Radiation“ und „Solipsism“ sind ruhig und jammig, das abschließende „Vintage Puzzle“ ist experimenteller, bleibt aber harmlos.

Fazit: Sehr atmosphärische und aufregende Platte.

— REVERB IS FOR LOVERS, GERMANY
APRIL 2018







Questo trio psych di San Paolo, Brasile capitanato dalla vocalist e bassista Julia Grassetti (completano la formazione Carlos Amaral e Yuri Hermuche) ha il blues che gli brucia dentro l’anima. I Firefriend sono una formazione in giro già da una decina di anni e che ultimamente ha cominciato a attirare attenzioni anche oltre i confini nazionali, confermando peraltro l’ottimo momento per la musica psichedelica per quello che riguarda il Sud America. Ingaggiati dalla Little Cloud Records (che pubblicherà anche il loro prossimo LP “Sulfur”) il trio ha pubblicato lo scorso 28 gennaio questo EP intitolato “The Black Hole” che nonostante la brevità penso possa meritatamente essere definito come una vera e propria bomba. Il sound della band è una psichedelia drone infettata di quel sound noise derivato da esperienze come quella dei Sonic Youth o dei Blonde Redhead più sperimentali e riverberi ereditati dallal lunga tradizione dei 13th Floor Elevators. Su tutto però si erge imperiosa la voce e la espressività di Julia, una vocalist (che ricorda un po’ Tess Parks, la protetta di Anton Newcombe) che si potrebbe definire una versione al femminile di Jim Morrison e praticamente dedita a pratiche di ipnotismo che peraltro riescono perfettamente. Boh, che dire, sinceramente aspetto l’uscita del disco con grandi aspettative.
— Emiliano D’Aniello, ITALIA
JAN 2018







Firefriend suddenly got a lot less friend and a lot more fire. This is a sweeping, expansive, peyote trip down death valley. A sonic boom of an album that registers in the depths of the subconscious. “Death’n’Sound” finds this versatile Brazilian quartet at their most free, most dark, most sensual and most deadly.
Simon SixSmith, Netherlands
DEC 2013







... è piuttosto un meraviglioso caleidoscopio di influenze. I Firefriend non si fanno problemi a mescolare rock, jazz, percussioni latinoamericane, chitarre slabbrate ed effetti psichedelici. E il risultato è un disco insperatamente valido, che consegna i Firefriend alle mensole più alte e intoccabili della nostra discografia personale..
Linkiesta, Italia
2015







O Firefriend investe pesado na dissonância, ruídos e experimentações, trazendo em seu mais novo rebento uma fusão estarrecedora e com poucos precedentes qualitativos em parâmetros nacionais e de genêro, encontrando nas raízes do shoegaze, free-jazz e psychedelic- rock a força motriz e direcionamento para a exploração hipnótica, brilhante e ousada presentes em Witch Tales
Al Schenkel, BRASIL
2014


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